FAQ

Quale impatto ha sull’ambiente?

L’impianto CDR di Saliceti può essere definito a impatto zero per l’ambiente circostante e il territorio che lo ospita.

Contamina la falda acquifera?

Per prevenire qualsiasi pericolo di contaminazione della falda, l’impianto è stato costruito in elevazione, con l’uso di cementi speciali.

Non vi è alcun pericolo di esondazioni, in quanto l’area è situata nella fascia più bassa di pericolosità nella scala di rischio idraulico.

Gli scarichi liquidi sono incanalati in una rete fognaria dedicata collegata all’impianto di depurazione di Ghiarettolo di Santo Stefano di Magra.

Inquina l'aria? Può diffondere cattivi odori?

Tutte le operazioni avvengono al chiuso, in locali dotati di sistemi di aspirazione e ricambio dell’aria per assorbire gli odori derivanti dalle fasi di lavorazione. L’aria in uscita è purificata da un biofiltro vegetale posto sotto la copertura dell’impianto.

Fa rumore?

L’edificio è isolato acusticamente e circondato interamente da una zona verde che ne riduce l’impatto visivo e contribuisce ad assorbire l’inquinamento (acustico e atmosferico) proveniente dalla vicina autostrada.

E' sicuro ed affidabile?

Nel caso di black out alla rete elettrica è previsto un generatore di emergenza dedicato al trattamento dell’aria, per garantire la depressione e l’efficienza del biofiltro, nonché le funzioni di telecontrollo per continuare a governare in sicurezza tutte le funzioni di processo automatizzate.

Quali sono i vantaggi rispetto al rifiuto indifferenziato conferito in ingresso?

Riepilogando:

  • il 25% evapora durante la fase di biostabilizzazione
  • il 3% circa è costituito da residui ferrosi; i materiali metallici raccolti (ferrosi e non ferrosi) sono destinati a impianti specializzati di riciclaggio
  • il 22% è materiale inerte igienizzato e stabilizzato, destinato ad essere depositato in discarica
  • il 50% è la frazione leggera (carta, plastica e legno) che costituisce il CDR da cui ricavare energia.
Che cos’è un biodigestore?

Il biodigestore è un impianto che tratta la Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani (FORSU) impiegando microorganismi naturali (batteri) che lavorano in condizione di anaerobiosi, ossia in carenza di ossigeno.
All’interno dell’impianto il rifiuto organico viene sottoposto all’azione di diversi tipi di batteri, in condizioni particolari di temperatura che accelerano il processo naturale di scomposizione della materia organica
Il processo produce il biogas, una miscela di metano, anidride carbonica e gas minori, e digestato (frazione contenente sostanza organica stabilizzata e pronta per essere inviata alla successiva fase di compostaggio aerobico).

Quale materiale tratta?

L’impianto di digestione può trattare diversi tipi di materiale organico.
Per l’impianto di Saliceti è previsto il conferimento della frazione organica della raccolta differenziata (il cosiddetto “umido”) proveniente dalle utenze domestiche e commerciali (scarti di bar, ristoranti, strutture ricettive).

Quale il processo di funzionamento?

L’impianto prevederà una prima fase di pretrattamento meccanico del materiale in entrata, che consiste nella rottura dei sacchetti dentro i quali è contenuto il rifiuto tramite appositi mulini, l’eliminazione di eventuali parti di materiale non trattabile (es. parti di plastica o metalli erroneamente conferiti). 
Segue la fase di vera e propria digestione anaerobica, durante la quale i materiali, opportunamente miscelati e posti nelle condizioni ottimali di temperatura, vengono scomposti via via in materiali più semplici. Il prodotto principale di questa fase è il biogas. Il processo di digestione è del tutto identico a quello che accade in natura (è quello che avviene per esempio nello stomaco dei bovini) e viene accelerato controllandone le variabili principali (la temperatura, principalmente).
Alla digestione anaerobica segue poi una fase di stabilizzazione aerobica, durante la quale Il materiale solido digestato viene miscelato con verde e sfalci triturati che hanno la funzione principale di strutturante, al fine cioè di conferire al prodotto una adeguata permeabilità all’aria, fattore essenziale nella fase di produzione del compost. In questa fase altri tipi di organismi naturali (batteri, funghi) svolgono sempre in modo accelerato e controllato quello che avviene in natura (il medesimo processo su cui si basa il funzionamento della compostiera domestica).
Infine, una fase di raffinazione ha lo scopo di separare le frazioni più grossolane (per esempio pezzi di legno) alla fine della quale si ottiene un compost avente le caratteristiche previste dalla normativa sui fertilizzanti e utilizzabile per le coltivazioni, la floricoltura, la vivaistica 

Cosa entra e cosa esce?

Il materiale in entrata è la FORSU, ovvero la frazione umida della raccolta differenziata che tutti effettuiamo. Si tratta quindi di scarti di cibo, preparazioni alimentari, carta per alimenti sporca di residui alimentari, prodotti dello sfalcio del verde. L’impianto permette di trattare in maniera corretta e ambientalmente sostenibile questo materiale. Il trattamento separato, rispetto al conferimento in discarica, consente la valorizzazione del rifiuto, producendo energia e materiali riutilizzabili, e contribuisce a ridurre notevolmente le emissioni di gas serra e la produzione di percolato delle discariche.

  • I materiali prodotti dall’impianto sono:
  •  
  • biogas, una miscela di gas che si producono naturalmente dalla fermentazione della materia organica e che può essere ulteriormente raffinato, con altissima resa, per produrre biometano, del tutto analogo a quello che utilizziamo per i fornelli e che può essere utilizzato per autotrazione;
  • compost, definito dalla normativa come ammendante compostato misto che può essere utilizzato in agricoltura, hobbistica, vivaistica;
  • una frazione di scarto, che deve essere conferita in discarica e costituita dai sacchetti di plastica nel quale viene raccolto il materiale organico o materiale erroneamente messi nell’organico (scatolette, ecc.)
     
Quali garanzie ci sono sui materiali in entrata?

Il materiale trattato è costituito unicamente da FORSU ovvero dalla frazione organica che i cittadini separano dai rifiuti domestici. Come noto si tratta di residui di cibo, scarti di vegetali o di frazioni ad essi assimilabili, come carta per alimenti sporca di residui alimentari. La garanzia sulla natura dei rifiuti sta nella stessa origine dei medesimi di cui la raccolta porta a porta, come appare dai dati di bibliografia, ne eleva il livello di qualità.

In ogni caso i materiali in ingresso sono sottoposti a dei pretrattamenti al fine di eliminare le impurità.

Come saranno stoccati i materiali in entrata?

Una volta entrati nell’area di impianto i mezzi, controllati e pesati, sono avviati all’interno di un fabbricato chiuso dove scaricano il rifiuto in una fossa, posta in depressione al fine di evitare fuoriuscite di cattivi odori.

Si utilizzano sostanze chimiche?

Il processo di digestione anaerobica è un processo del tutto naturale e analogo a quello che avviene spontaneamente in natura. Semplicemente all’interno dell’impianto vengono create le condizioni ottimali (temperatura, diluizione, miscelazione, ecc.) per accelerare e concentrare il processo. 

Anche la successiva fase di compostaggio aerobico è un processo che avviene in natura.

Pertanto non sono utilizzate sostanze chimiche.

Ci sono emissioni in atmosfera?

Tutti gli edifici in cui sono presenti o trattati rifiuti, ed in particolare anche l’area di ricezione, sono dotati di un sistema di aspirazione dell’aria; uno o più ventilatori aspirano l’aria e l’avviano ai presidi di trattamento costituiti da lavaggio dell’aria e biofiltri  che consentono l’abbattimento degli odori prima dell’emissione in atmosfera.

Pur non essendo presenti all’interno degli edifici componenti con caratteristiche ed in concentrazioni tali da destare problemi per la salute si è tuttavia previsto di operare con la raccolta ed il trattamento di tutte le arie prodotte dall’impianto per evitare qualsiasi interferenza con le aree e l’ambiente circostante.

Sono quindi presenti 4 punti di emissione dai sistemi di trattamento aria (biofiltri) ed altre 2 emissioni relative alla raffinazione del biogas per separare il metano dall’anidride carbonica. L’unico punto emissivo da combustione è costituito dalla caldaia a metano che serve per mantenere la temperatura dei digestori nelle condizioni ottimali..

Quali caratteristiche ha il compost prodotto e quali utilizzi può avere?

Il compost prodotto avrà le caratteristiche di Ammendante Compostato Misto (gli ammendanti sono fertilizzanti che migliorano le caratteristiche del suolo), tale da poter essere utilizzato in agricoltura, hobbistica o vivaistica.

Come sarà eventualmente commercializzato?

Il compost non è un rifiuto ma un prodotto e pertanto può essere liberamente commercializzato. E’ nostra intenzione contattare il mondo agricolo locale per verificare l’interesse per questo prodotto, al fine di chiudere il cerchio in ambito locale.

Quale la destinazione del biogas?
Il biogas viene raffinato per estrarre il biometano e il biometano (ovvero, metano da fonte biologica e non da fonte fossile) può essere immesso nella rete SNAM ed utilizzato per autotrazione in luogo del normale metano prodotto da fonti fossili.
Come sarà stoccato? Ci sono pericoli di esplosione?

Non è previsto un sistema di stoccaggio del biogas o del biometano. Nei casi in cui l’impianto di raffinazione non possa trattare il gas (totalmente o parzialmente), questo viene avviato ad una torcia di emergenza che lo brucia in condizioni specifiche e controllate tali da garantirne l’efficienza e tali da garantire il rispetto delle condizioni di emissione, evitandone lo sfiato in ambiente (il metano è una gas serra ben peggiore dell’anidride carbonica e anche per questa ragione è meglio per l’ambiente se lo si produce in condizioni controllate e lo si utilizza nella rete o per il trasporto). 

L’impianto è dotato di tutti i sistemi di sicurezza al fine di evitare esplosioni o incendi. L’efficacia di tali sistemi è ben consolidata: sono migliaia gli impianti in esercizio in Europa che producono il biogas e il bio metano.

Quali presidi e misure di sicurezza sono previsti?

Esistono diversi dispositivi di sicurezza per gestire situazioni anomale di funzionamento, in tutti i comparti interessati dalla presenza del biogas. Questi impianti devono ottenere una precisa e rigorosa autorizzazione da parte dei Vigili del Fuoco.

Quale sarà l’impatto odorigeno e quali misure saranno prese per annullarlo?

Tutte le attività di lavorazione e stoccaggio saranno svolte all’interno degli edifici, dove viene mantenuta una leggera depressione per evitare che l’aria possa uscire. 
Tutta l’aria interna all’impianto sarà trattata utilizzando scrubber (torri di lavaggio dell’aria) e biofiltri, prima di essere emessa all’esterno dell’impianto. 
Al fine di ridurre ulteriormente i possibili impatti l’aria sarà comunque convogliata in camini di adeguata altezza, per favorire i fenomeni di dispersione.
Le emissioni stimate hanno valore, nelle peggiori condizioni possibili, di 2 OU/m3, inferiore quindi al valore di 3 OU/m3 indicato per esempio da norme previste in alcuni paesi europei per emissioni di medio impatto.

Quanti camion si muoveranno ogni giorno in entrata e in uscita?

Sono previsti in totale in entrata 42 camion dal territorio spezzino, che costituiscono l’attuale traffico dei mezzi della raccolta differenziata dell’organico e 9 da altre province liguri. 

In uscita si prevedono 5 camion al giorno.

Da notare che il traffico che proviene o destinato fuori del territorio spezzino non avrà alcun impatto sull’abitato, essendo l’impianto collocato in area retroportuale e collegato direttamente all’uscita autostradale di La Spezia/Santo Stefano Magra.

Quale sarà l’impatto visivo dell’impianto?

L’impianto è collocato accanto a quello esistente, in zona retroportuale e lontano dalle abitazioni.  Il fabbricato sarà visibile dall’autostrada, è  prevista la risistemazione dell’area, dal punto di vista urbanistico e viabilistico.

La scelta architettonica adottata vuole arricchire gli edifici con un contenuto estetico importante, che pur nella presenza di impianti cerca elementi di mitigazione dell’impatto paesaggistico. 

Perché occorre un biodigestore in Provincia di La Spezia?

In un’ottica di integrazione funzionale tra le diverse aree del territorio Ligure, il Piano Regionale dei rifiuti del 6 agosto 2018 prevede tre impianti di digestione anaerobica e sezione aerobica di potenzialità di 60.000 t/a cadauno, da collocarsi nelle provincie di La Spezia, Genova e Savona per soddisfare una produzione totale stimata al 2020 di circa 180.000 t/a. Tale dimensione è stata calcolata anche in previsione dell’obiettivo di progressivo aumento della raccolta differenziata. L’impianto della Spezia non è quindi l’unico della Regione, ma fa parte di una ripartizione impiantistica che vede coinvolto tutto il territorio regionale. 

Già oggi il territorio della Provincia di La Spezia raccoglie circa 30.000 t di rifiuto organico e rifiuto verde dal circuito della raccolta differenziata

Sono state analizzate diverse possibili collocazioni alternative?

Si, sono state analizzate diverse ipotesi di collocazione, alla luce naturalmente dei vincoli previsti dal Piano Regionale e delle idoneità dei siti che possono ospitare impianti di questo genere. 

Questi i vincoli di partenza e i parametri indicati dalla Regione per la realizzazione di un biodigestore della capacità di 60.000 t/y

VINCOLI

Superficie disponibile di almeno 45.000 mq.
Area coperta di almeno 20.000 mq. 
 
ULTERIORI CRITERI INDICATI DALLA REGIONE

Aree a destinazione industriale o a servizi tecnici e/o a destinazione agricola per impianti di compostaggio
Baricentricità rispetto al bacino di produzione
Dotazione di infrastrutture viarie
Sinergia con preesistenti impianti di riduzione dei rifiuti
Localizzazione in aree bonificate
Possibilità di trasporto intermodale
Reti di monitoraggio ambientali
Viabilità di accesso esistente
Fattibilità impianto senza deviazioni corsi d’acqua
Inizialmente si sono svolte tutte le verifiche finalizzate a verificare la possibilità di collocare l’impianto in questione nell’area del vecchio impianto di compostaggio di Boscalino, ora dismesso.

Le verifiche tuttavia hanno evidenziato l’inapplicabilità della soluzione, essendo disponibili un’area di soli 20.000 mq e un’area coperta di 10.000 mq, largamente insufficienti rispetto alle caratteristiche del progetto. Nessuna estensione delle aree risulta possibile in considerazione dell’orografia del terreno. Inoltre sono presenti alcune abitazioni isolate a circa 50 mt dalla potenziale collocazione dell’impianto.

Perché la scelta ricade su Saliceti?

La collocazione presso l’impianto di Saliceti, in Comune di Vezzano Ligure, risulta rispondere a tutti i requisiti richiesti.

L’area presenta infatti una superficie disponibile di 60.000 mq e un’area coperta di 25.000. La vicinanza con l’attuale impianto di trattamento dell’indifferenziato consente tutte le sinergie possibili dal punto di vista infrastrutturale. E’ inoltre ottimamente collegata con la viabilità autostradale, condizione che permetterà l’accesso diretto dei mezzi all’impianto senza impatto sulla viabilità ordinaria.  Non ci sono abitazioni nell’arco dei 100 mt. dall’impianto. 

Quali tempi e quali fasi avrà l’iter autorizzativo?

E’ stata attivata istanza di Provvedimento autorizzativo unico regionale PAUR (art.27bis D.Lfs.152/2006 e s.m.i.) redatto ai sensi della DGR 1660/2013. Le fasi comprendono:

Verifica di completezza della documentazione da parte dell’Autorità competente (30gg max)
Pubblicazione dell’avviso al pubblico su sito web della Regione ed inizio della fase di presentazione delle osservazioni da parte dei cittadini. Presentazione delle richieste di integrazioni al proponente da parte dell’Autorità competente (60 gg)
Consegna da parte del proponente delle eventuali integrazioni (120 gg max)
Conferenza dei servizi decisoria (120 gg max )
Quali istanze saranno interpellate?
Istanza di valutazione di Impatto ambientale (Autorità Competente Regione)
Istanza di modifica sostanziale di Autorizzazione Integrata Ambientale (Autorità competente Provincia della Spezia) 
Istanza di Autorizzazione Unica (Autorità competente Provincia della Spezia)
Domanda di Permesso di Costruire (Autorità competente Comune di Vezzano Ligure)
Domanda di subentro concessione pozzi (Autorità competente Regione Liguria) 
Domanda di modifica non sostanziale emungimento pozzi (Autorità competente Regione Liguria)
Domanda esame del progetto (Autorità competente Vigili del Fuoco della Spezia)
Variante urbanistica (Autorità competente Comune di Vezzano Ligure)
Vincolo di esproprio (Autorità competente Regione Liguria)

Quali tempi e fasi avrà l’iter realizzativo?
Dalla data di conclusione dell’Iter autorizzativo alla fase di avviamento si prevedono circa 2 anni
Quale il costo dell’investimento?
Il costo corrisponde a 50.630.000 euro
Quale sarà l’impatto del cantiere, in termini di traffico, rumori, ecc.?

E’ stato valutato l’impatto del cantiere rispetto a diverse matrici ambientali (traffico, suolo, rumore, paesaggio, sottosuolo, acque): si tratta di impatti marginali e poco significativi ad eccezione del traffico e rumore che sono risultati più significativi ma reversibili a breve termine.

In particolare è stato modellizzato lo scenario emissivo dei mezzi utilizzati per l’attività di cantiere; l’impatto delle polveri è risultato presente ma contenuto e quello degli NOx poco significativo. 

Quale indotto produrrà il cantiere?

Per la realizzazione dell’intera opera sono previste attività inerenti la urbanizzazione delle aree, la costruzione di edifici, montaggi di impianti meccanici e elettrici. In via del tutto preliminare e indicativa potranno essere coinvolte nella fase costruttiva circa 50 persone tra tecnici e operativi, non presenti contemporaneamente e continuativamente nel cantiere.

Quante persone lavoreranno a regime nell’impianto?
E’ previsto l’impiego di 20 unità di personale per la conduzione dell’impianto, e viene calcolato un indotto di circa 10 ulteriori unità 
Ci saranno vantaggi sulle tariffe per i residenti nei due comuni e/o per i residenti della provincia?

Rispetto alle tariffe oggi vigenti, si avrà una riduzione ciò per due motivi principali. Il primo che trattando i rifiuti organici vicino al luogo di produzione si evitano i costi di trasporto che oggi occorre affrontare per conferire detti rifiuti in impianti extraregionali. Il secondo motivo deriva dalle economie di scala ottenibili con impianti di medie dimensioni come quello proposto e dalla possibilità di recuperare il biometano.

Al fine di rispettare i criteri tariffari previsti dalla pianificazione regionale e da quelli che adotterà a breve ARERA (Autorità di regolazione di tutti i servizi pubblici), la tariffa sarà uguale per tutti i soggetti per i quali la pianificazione regionale indicherà detto impianto come luogo di destino per il trattamento della FORSU.

Sono previste altre formule di compensazione per il Comune ospitante e/o per quello immediatamente confinante?

A seguito della realizzazione dell’impianto sono previste opere di compensazione ambientali per i territori direttamente interessati e che saranno concordate con gli enti.

Ci sono pericoli di inquinamento della falda del fiume Magra?

Non ci saranno interferenze con la falda del fiume Magra. Il progetto non prevede scarico di percolati o acque di processo in corpi idrici superficiali; esse verranno ricircolate all’interno dell’impianto stesso o smaltite presso idoneo impianto trattamento acque reflue; similmente anche le acque di prima pioggia verranno riutilizzate in impianto o smaltite.

Le acque di seconda pioggia o derivanti dal dilavamento dei tetti, quindi acque non contaminate, verranno riutilizzate o inviate in condizioni particolari a trincea drenante 

Quali le garanzie del mantenimento dell’ecosistema del parco di Monte Marcello e della zona del fiume Magra, in termini di tutela della flora e della fauna?

L’ampliamento dell’impianto, non influenzando o modificando fasce ecotonali, la qualità delle acque, non creando elementi di disturbo o discontinuità nell’alveo del fiume ed ai suoi habitat naturali (non essendo presenti scarichi di reflui) non determina impatto negativo sull’ecosistema del parco di Monte Marcello 

Quante e quali altre attività industriali/artigianali sono oggi presenti ed attive nella porzione di territorio sotto la quale si sviluppa l’acquifero del fiume Magra, e quante e quali, in particolare, nell’area a monte delle zone pozzi di Fornola e Battifollo, dalle quali si alimenta la stragrande maggioranza dell’utenza acquedottistica spezzina? Perché in questo particolare caso, e solo in questo, dovrebbe essere invocato un regime di incompatibilità con le aree di captazione, caratterizzato eccezionalmente per estensione e rigore e tale da non trovare alcun fondamento nel complessivo corpus normativo vigente (nazionale, regionale, europeo)?

L’impianto si colloca al di fuori delle zone di protezione dei pozzi a fini idropotabili, come previsto dalla norma vigente.

Come sopra specificato l’impianto non prevede alcun tipo di scarico superficiale o sotterraneo delle acque di processo o di prima pioggia che esse verranno ricircolate all’interno dell’impianto stesso o smaltite presso idoneo impianto trattamento acque reflue attraverso fognatura o autobotte; l’attività dell’impianto in progetto non inciderà in alcun modo sulle acque di falda ed il corso del Fiume Magra.

I processi previsti sono quasi tutti a secco (compostaggio e stoccaggio compost), le uniche attività in fase umida sono quelle relative alla digestione anaerobica (adottato processo semi dry). Le strutture sono posizionate fuori terra, pertanto eventuali perdite sarebbero facilmente visibili. Tutte le aree pavimentate sono dotate di fognatura che può pertanto raccogliere anche sversamenti accidentali.

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